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Nel
museo, sotto le caratteristiche volte a crociera e tra le
simmetriche colonne che lo sorreggono, sono esposti al pubblico
54 codici, cioè la parte più cospicua dei codici superstiti
della Libreria di San Giacomo della Marca.
Altri codici si trovano in diverse biblioteche
italiane e straniere, molti sono andati dispersi. Quasi tutti
risalgono al XIV-XV secolo ed uno al IX-X secolo.
Molti codici sono mirabilmente miniati
e i quattro autografi contegono prediche e sermoni che ci
fanno conoscere il pensiero e la cultura del Santo. Sono presenti
inoltre opere di S. Bonaventura, di San Giovanni Damasceno,
di Seneca, di Boezio, di Cicerone, di San Gregorio, di S.
Agostino, di Scoto, di Aristotele, etc., una lettera
autografa del Santo a S. Giovanni da Capestrano, cataloghi
di varie epoche, documenti inerenti la libreria e le antiche
pergamene medievali del castello di Monteprandone.
La storia dei codici
San Giacomo istituì nel Convento di Santa Maria delle Grazie
di Monteprandone una ricca 'libreria', o raccolta di libri
per l'istruzione dei religiosi del suo stesso paese, dei confratelli
delle Marche e di quanti avessero sentito, come lui, lo stimolo
degli studi. I codici contegnono: Sermoni, Collazioni, Compendi,
Cronache, Decreti, Dialoghi, Dominicali, Dissertazioni, Epistole,
Glossari, Laudi, Letture, Monografie, Quadrigesimali, ecc.
Non mancano opere ed autori di storia romana, autori di letteratura
classica, opere di letteratura italiana, opere di letteratura
cristiana. Su alcuni di questi codici si legge ancora la dichiarazione
con cui San Giacomo rendeva nota la persona che glieli aveva
regalati o venduti, il costo ed il luogo di destinazione
.
San Giacomo era molto attaccato ai suoi
libri e nutrendo dubbi circa la loro conservazione, scrisse
a Papa Pio II, affinché autorizzasse frate Domenico da Leonessa,
Francesco da Casteldemilio e Onorio da Ancona alla conservazione
della sua libreria presso il Convento di Monteprandone. Il
Papa alla richiesta del Santo, rispose il 4 dicembre 1462,
con una Bolla, in cui dettò norme precise per la custodia
della Biblioteca definita tra le più importanti per il numero
e la qualità di opere e minacciò di scomunica chi le avesse
sottratte.
Dopo la morte del Santo, la Biblioteca continuò ad arricchirsi
di nuovi libri fino a raggiungere il numero di 700-800 volumi.
Ben presto seguì il tempo dell'abbandono e non valse né la
Bolla di Pio II, nè la scomunica a preservare la Libreria
dalla dispersione, dovuta all'incuria dei frati e alla poca
sollecitudine dei volumi dati in prestito. Nella seconda metà
del XVIII secolo, furono trafugati la maggior parte dei codici;
solo molti anni dopo, l'11 luglio 1784, se ne riparlò in una
adunanza del Consiglio Comunale di Monteprandone, con il proposito
di richiederli al Consiglio Generale dell'Ordine, ma senza
successo. Non tutti i codici per fortuna, furono trafugati.
Quelli rimasti, come apprendiamo da un documeto del 21 luglio
1786, erano custoditi, insieme alle reliquie di San Giacomo
e San Giovanni da Capestrano, nella Chiesa di Santa Maria
delle Grazie (Cappella dedicata al Santo), chiusi in una cassa,
a sua volta racchiusa in una credenza a muro, '... guardata
da due chiavi, una delle quali era in possesso del padre guardiano,
l'altra del magistrato pro tempore di Monteprandone'.
Ma la travagliata storia dei Libri di San Giacomo non finisce
qui. Nel 1841 i codici superstiti, fra le proteste dei frati,
della popolazione, delle autorità locali e del padre provinciale,
'in forza d'ordine superiore' (cioè della Segreteria di Stato
del Vaticano), furono mandati a Roma. L'ostinatezza dei Monteprandonesi
nel reclamarli, indusse Papa Gregorio ad ordinarne la restituzione.
Il 3 gennaio 1843, 60 volumi ed una lettura di San Giacomo
e San Giovanni da Capestrano, incollata su una tavoletta,
furono da padre Giovanni da Rapagnano, riconsegnati al padre
provinciale Domenico da Recanati e alla magistratura di Monteprandone.
Dopo la soppressione degli Ordini Religiosi, il Convento e
la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, oltre ai 61 codici,
divennero proprietà del Comunne di Monteprandone. |